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Malattia Sociale

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OSAS come malattia sociale

Vari studi di epidemiologia clinica hanno svelato la gran diffusione delle alterazioni del respiro, le cosiddette apnee, durante il sonno nei soggetti russatori.Tutto ciò è stato ampliamente sottolineato in una delle più importanti riviste di medicina, il New England Journal of Medicine, dove si sottolineava la natura ormai “sociale” di tale patologia. Altrettanto certa è l’associazione tra ipertensione arteriosa (altra malattia sociale) ed alterazione del respiro durante il sonno: i soggetti nei quali si dimostra un numero di apnee/ipopnee anche relativamente lieve durante il sonno hanno un rischio aumentato di sviluppare, nell’arco di quattro anni, una ipertensione arteriosa. Se prendiamo in considerazione invece i pazienti con un numero di apnee/ipopnee elevato, riscontriamo che tale rischio è aumentato del 277 per cento sempre nell’intervallo di quattro anni di osservazione. Il meccanismo patogenetico responsabile dell’incremento dei valori pressori non è noto. Una delle ipotesi più plausibili mette in correlazione l’ipertono nervoso simpatico, secondario all’ipossiemia provocata dalle apnee, con lo sviluppo di ipertensione arteriosa sia sistemica che polmonare. Il sintomo principale di tale patologia è rappresentato dalla sonnolenza diurna. Tale sonnolenza è spesso invalidante tanto che rappresenta un elevato fattore di rischio per incidenti sia automobilistici sia durante il lavoro. Negli USA è stato calcolato che circa il 38 per cento degli incidenti automobilistici dipende dalla sonnolenza persistente di questi pazienti.

Per quanto riguarda la patogenesi, l’ostruzione fino al completo collasso delle vie aeree superiori (orofaringe) rappresenta l’evento chiave. Sicuramente durante il sonno viene a ridursi l’iperattività nervosa che normalmente mantiene pervie le vie aeree superiori e che è fisiologicamente presente durante la veglia. Ciò porta ad una riduzione del lume con un aumento delle resistenze al flusso dell’aria, fino alla completa ostruzione.

Il trattamento di tale patologia è sempre più orientato verso l’utilizzo della ventilazione meccanica per via nasale con  pressione positiva continua: la così detta CPAP nasale. Con tale strumento si ottiene la scomparsa del russamento, la normalizzazione del quadro respiratorio, il ripristino della normale architettura del sonno (per cui in breve tempo si riduce notevolmente anche l’ipersonnia diurna). L’aumentato rischio di malattie cardio-vascolari secondario a questa patologia si riduce, diventando praticamente sovrapponibile alla popolazione generale già dopo brevi periodi di terapia. La stessa gravità dell’ipertensione arteriosa diminuisce e già dopo sette giorni di terapia si riduce il numero di farmaci da usare per il suo trattamento.

Negli ultimi anni sono comparsi vari tipi di ventilatori “automatici intelligenti” che offrono la possibilità di applicare la pressione positiva solo quando è necessaria e la riduce quando il paziente non presenta alterazioni respiratorie; tali apparecchiature sono per di più silenziose e di piccole dimensioni tali da stare comodamente sul comodino della notte. Notevoli passi in avanti sono stati fatti anche per quanto riguarda la mascherina di applicazione nasale che rappresenta talvolta il vero ostacolo all’accettazione di tale ausilio terapeutico da parte del paziente. Attualmente ne esistono di varie forme e dimensioni, con cuscinetti di silicone che riducono l’eventuale irritazione cutanea facciale pur mantenendo una perfetta tenuta.

Pochi sono i campi della medicina nei quali si possono vedere, in un tempo breve come otto ore, i cambiamenti indotti dalla terapia in pazienti cronici: questo è il caso dei soggetti affetti dalla sindrome delle apnee durante il sonno. Già dopo la prima notte di applicazione della CPAP nasale i pazienti avvertono infatti di non aver dormito così bene da moltissimi anni e spesso chiedono di lasciarli dormire in laboratorio ancora per qualche ora! E cosa dire di compagni o compagne di letto di questi pazienti? Con tale trattamento infatti scompare l’intenso rumore secondario al russa mento, che a volte li costringe a dormire in letti separati.

www.cesarearezzo.it
a cura del dott. Cesare Arezzo Specialista in Fisiopatologia Respiratoria
Centro per la diagnosi e terapia dei Disturbi Respiratori Sonno Correlati
Fisiopatologia Respiratoria Ospedale San Paolo Bari
3409185522


 

 

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Ultimo aggiornamento: 07-04-12